Satire per il nuovo millennio gastronomico – I grandi segreti della piccola cucina satirica

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Ci pregiamo di ospitare la lettura di Lidjia Vukcevic editata  da Amedeo Anelli relativa alla raccolta poetica di Pietro Gramigna intitolata Frusta, Satire per il nuovo millennio gastronomico e pubblicata da Libreria Ticinum editore.

Sono arrivati i tempi nei quali è quasi impossibile scrivere criticamente sulla poesia satirica senza essere coinvolti nella storia della cultura dell’umorismo europeo. Siccome provengo da un luogo misto, luogo d’incrocio, fra il mondo slavo e quello meridionale, dove ci sono referenze europee sia letterarie sia gastronomiche molto andate di moda nella sequela dei secoli, credo di essere in grado di disquisire su questa raccolta poetica. Breve, ma ben concepita. Muove al riso con i suoi giochi ironici ed i riguardano non solo la cultura italiana, ma anche il cosiddetto lettore comune …

Si tratta di un breve episodio, non solo della letteratura italiana e francese (rabelesiana…direi, soprattutto), ma anche della molto serrata critica dei nostri tempi, alle abitudini, ai luoghi comuni, lingue, fiducia, vanità, posti esauriti, dicendoli al modo del famoso vocabolario di Flaubert./Dicionnaire des idees recues/.

L’autore Gramigna detto Frusta non è una persona vera – anzi è virtuale – proviene dalla Letteratura, uscendo dal romanzo di Guido Conti Il tramonto sulla pianura. Libertà del poeta (oziamo chiamandolo libertarismo letterario) il quale si nasconde dietro il frustante pseudonimo, ciò è permesso da un ben ordinato virtuosismo satirico, sgravato e furbesco, e nello stesso tempo malinconico e manicomica. Perché in un certo modo balla sull’orlo di una comune follia moderna. Creativamente Gramigna è capace di provocare un effetto di godimento nel testo, rispettando la forma letteraria e non pensando a quando e come sarà riconosciuto. Una scelta saggia, perché non mette in conto degli echi alle quali ci obbligano le opere “serie” .

Segnalerei la virtuosità, la competenza, la lucidità dell’autore, perché Gramigna usa la forma del sonetto classico, petrarchesco, dimostrandoci come anche con rime classiche si può fare una critica della società, non solo italiana.

Sì, perché anche molte persone famose sono bersaglio della satira gramigniana, nel suo sguardo storicamente un po’ al passato: da Bill Clinton fino alla figura d’un Pietro Aretino. La mancanza di gerarchia distingue lo spazio satirico dal resto del mondo letterario ed artistico.

Questo libro di poesie satiriche e stato diviso in cinque parti. La prima è di antica memoria: Invocazione alle muse, con istruzioni sulla metrica dei 170 versi.

Forse questa è la parte più importante, ma per ora la saltiamo. Ci pare molto preziosa, come lo sono le cucine e le lingue lombarde, nelle quartine e cantine di Nord…

Poi seguono Sonetti per nuovo millennio gastronomico dove ognuno troverà il proprio sapore satirico.Per me uno dei più favolosi è la Leggenda del divino balsamico di Modena. Oppure quello su misteri televisivi, ricette d’oggi e domani, che mettono a nudo le nostre finzioni, il potere dei media, della politica, e forse la mondializzazione su piano eco-enologico, nelle quali le ricette di cucina ovunque sono una nuova forma di feticismo. Cinicamente, in un momento di universale discorso su povertà e fame. Questi sonetti veramente sono capaci di provocare non solo riflessioni e riso, ma anche una cupa allegria, così rara ai nostri tempi..

A me hanno interessato soprattutto i quattordici sonetti nominati alla Borghes, Antologia personale. Non solo per loro colta metrica e le rime , ma perché sono capaci di sintesi fra il fenomeno ed il personale, il pubblico ed il privato, il giornalistico e scientifico, in modo affettuoso ed aspro.

Semanticamente e linguisticamente, come se fosse una ricognizione nel passato, per.es. Dario Fo e il Nobel, Craxi, la Prova orale di L. Moratti, o nel futuro /Perplessità di uno studente del 2073/.

Tramite l’avventura letteraria fantastica e per la via dei suoi strumenti stilistici di mescolare i vizi – pornografia politica e perbenismo – con le virtù – due sonetti sui Cavalieri d’Italia, dove si disvelano famosi miti sul vestito trasparente della politica odierna, ovunque.

Gli Epitaffi, della quinta parte sono, mi pare, allo stesso tempo contrapposti e simili all’Intermezzo della seconda parte, dalle tre prove poetiche scritte in maiuscole, giocando sui significati e sull’ ortografia italiana. Fanno una nobile presa in giro sulle aspirazioni letterarie sia di ognuno di noi, sia dei grandi della storia italiana. Gli ultimi cinque epitaffi toccano il grande Umberto ed anche uno degli intellettuali di moda, Alessandro Baricco, cantando sulle loro idee che suonano tra tombe e bombe… Senza offendere le cucine reali ed imperiali, bullevarizzandole verso la povertà vera e quella immaginaria, la storia parmigiana ci ofre un mondo dove coabitano quasi nella stessa, cosa nostra comune “salsa letteraria”.

In una edizione preziosa dalle cento copie numerate ad personam, prezzo di 9 euro va molto bene per un riso come se fosse il cibo… Perché ci provoca humor e ci porta verso la riflessione.

Nei miei anni milanesi, i famosi anni ottanta del Novecento, un risotto giallo aveva quasi lo stesso prezzo. Non è detto casualmente nella lingua croata, caro come lo zafferano.

Peccato che lo stile di pecorino gramignano, non ha incluso ricette della povertà romana o riminiana, quella dell’eguale film italiano. Aspettiamo allora un risottino nero, dallo stesso o da un altro sonettista della stessa generazione…

Lidjia Vukcevic

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