La rivincita del maschio – Uno “scandalo” di quasi un secolo fa

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Quello di cui vi voglio parlare in questa nuova recensione è un romanzo insolito. Il titolo “La rivincita del maschio” e la sua autrice, Amalia Guglielminetti, alla stragrande maggioranza dei lettori non diranno nulla. Ma non c’è da stupirsi di questo, la storia e la vicissitudine di questo romanzo merita di essere raccontata.

Questo romanzo, che può essere inquadrato nel genere “feuilleton” apparve per la prima volta, a puntate, sulla rivista letteraria “Il secolo illustrato” di Torino tra il 1920 ed il 1921. La prima pubblicazione come libro avvenne, grazie alla Lattes & C. sempre del capoluogo piemontese nel 1923. Si trattava di un’edizione in formato tascabile ma di grande pregio, a cominciare dalla copertina in stile tra il futurista e l’art decò e soprattutto le illustrazioni interne di Sergio Tofano (l’autore del famoso “Signor Bonaventura” del Corriere dei Piccoli). Tuttavia pochissimo tempo dopo la prima pubblicazione iniziarono i problemi, che fecero diventare questo romanzo una sorta di leggenda metropolitana.

Il contenuto del libro era considerato scandaloso per l’epoca (siamo nei primi anni Venti) e, il romanzo costò alla sua autrice addirittura una denuncia per oltraggio al pudore. Questo fece sì che non vi furono ristampe. Nel frattempo, mentre il processo in Italia era in pieno svolgimento, “La rivincita del maschio” venne tradotto in spagnolo e croato e pubblicato appunto in Spagna e Iugoslavia ma, anche qui, si sollevarono accuse di oltraggio alla morale e la circolazione fu minima anche in questi paesi.

Finalmente, nel 1928, Amalia Guglielminetti venne assolta dalle accuse, ma nel frattempo il suo romanzo era stato definitivamente censurato. “La rivincita del maschio” diventò così una sorta di leggenda popolare, trovarne una copia era praticamente impossibile anche nelle librerie antiquarie, al punto che più di uno arrivò a sostenere, dopo la morte dell’autrice, avvenuta a causa di una caduta accidentale nel 1941, che tale romanzo non venne mai scritto. Ma “La rivincita del maschio” fu scritto eccome. Esattamente novantuno anni dopo la prima pubblicazione la casa editrice Sagep di Genova ha ritrovato la prima edizione e, per la prima volta l’ha ripubblicato (oggi è facilmente reperibile in molte librerie al prezzo di 14 Euro), in una bella edizione ricca di una prefazione storica che ci fa capire il contesto in cui avvenne lo “scandalo” e la leggenda nata attorno al romanzo, con l’aggiunta di qualche illustrazione d’epoca.

La trama: se dopo tutte queste premesse vi aspettate di trovarvi davanti ad una sorta di “Cinquanta sfumature di grigio” ante-litteram siete completamente fuori strada. Oggi questo romanzo non scandalizza nessuno. Il concetto di morale, nel giro di tre generazioni che hanno visto tra l’altro l’emancipazione della donna, l’istituzione del divorzio, l’accettazione dell’omosessualità e la fine della sacralità del matrimonio è indiscutibilmente cambiata. “La rivincita del maschio” è, come detto all’inizio, un feuilleton con diversi risvolti ironici.

La trama si svolge fra Torino, la città natale dell’autrice, Sanremo e la Costa Azzurra. Protagonista è Ugo di Sant’Agabio, un uomo di ventiquattro anni proveniente da una famiglia ricca che, malgrado sia laureato e intelligente è un autentico perdigiorno, quello che chiamiamo un figlio di papà (i ventiquattro anni del 1921 sono forse paragonabili ai trentaquattro di oggi), che passa le sue giornate tra i caffè eleganti in cerca di donne da corteggiare e i casinò e le sale da gioco dove tenta la sua fortuna, spesso con buoni risultati.

Proprio in un caffè di Torino, in una serata piovosa, Ugo di Sant’Agabio conosce una bellissima donna, che si scoprirà essere una cantante dei cafè chantant che, di volta in volta, si presenta con un nome diverso. Tra i due sembra scattare il classico colpo di fulmine, in pochi giorni la nuova coppia, che si presenta con tanto di titolo nobiliare, vive all’insegna della spensieratezza tra Sanremo, la Costa Azzurra e Montecarlo, tutti luoghi che, allora ancora più di oggi, vedevano nelle loro strade l’élite della società. Ma la situazione sarà molto più complessa e vedrà entrare in scena altre donne, fino al capitolo finale ambientato, come spiegato dalla stessa autrice, alcuni anni dopo i fatti iniziali.

Un romanzo molto gradevole che vale la pena leggere soprattutto per farsi un’idea sulla società (specialmente l’alta società) e la moralità di un’epoca apparentemente lontanissima come gli anni Venti.

Fabio Mazzari

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