Gastone Moschin, l’ultimo zingaro

Moschin 4

Il sorriso non può che illuminarsi quando si pensa a lui, il “signore della commedia all’italiana” come qualcuno lo ha definito per il suo stile elegante.

Moschin vive tra gli anni ’60 e gli anni ’80 il periodo migliore della sua carriera. Poliedrico come nessun altro nella sua capacità di passare da un genere all’altro senza mai fossilizzarsi in una sola tipologia di ruoli o di film. Attore di superbo talento, forse nessuno come lui, è stato in grado di sfornare tanti personaggi memorabili, rimasti nella memoria collettiva. Oltre 70 film interpretati nella sua gloriosa carriera ed una miriade di personaggi italici disegnati alla perfezione.

Moschin 1

L’architetto inguaribilmente romantico Rambaldo Melandri è per Moschin, letteralmente il ruolo della vita, quello a cui deve la massima popolarità in mezzo a tanti generi e tante interpretazioni sublimi, come quella del bieco Don Fanucci nel “Padrino II”del 1974 o quello nel 1972 dell’ambiguo Ugo Piazza del celebre noir “Milano calibro 9”, di Fernando Di Leo, con al fianco Barbara Bouchet e Mario Adorf, uno dei film capostipiti del genere poliziesco.

Gastone Moschin che oggi 8 Giugno 2017 compie 88 anni, ha attraversato da protagonista la commedia all’italiana, ed è l’ultimo superstite di quella straordinaria stagione. Sono passati 42 anni dal primo atto degli “Amici miei” e 35 dal secondo ma entrambe le pellicole sono attualissime ancora oggi, in cui si respira tutta la grandezza dell’Italia dell’epoca e tutta la poesia del grande cinema.

Moschin 3

E così la mente galoppa agli anni che hanno segnato un’epoca per la cinematografia italiana: quel papillon che gli mise al collo Mario Monicelli non se l’è più tolto e, talvolta, ha avuto difficoltà anche a dissociarsi dal nome, Rambaldo Melandri, “architetto trombato, ma per pochi voti, per l’assessorato ai lavori pubblici del Comune di Firenze”.

E chi poteva immaginare che il film sarebbe diventato una specie di mito? Spesso mi chiedo come sia stato possibile. Credo per la freschezza della sceneggiatura, la felicità della scrittura che prendeva spunto da episodi accaduti davvero o che si raccontavano nei bar. E poi quella libertà della lingua, compresa qualche parolaccia camuffata, che nei film dell’epoca non c’era. Erano anni diversi, era un’Italia nella quale si poteva ancora ridere”. (Gastone Moschin)

Tanti auguri Architetto!

Moschin 2

(E chi non glieli fa c’ha il babbo becco e di conseguenza la mamma troia e glielo dico in faccia appena lo vedo!)

Il Conte Raffaello “Lello” Mascetti

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