SCRITTURA – “Non voglio sporcarmi!” ovvero come gli scrittori sono diventati schizzinosi

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Lo sentii dire da un autore diversi anni or sono e ancora non è cambiata la musica. “Io non voglio sporcare il mio stile, quindi non leggo gli altri scrittori.” A questa frase non si potrebbe rispondere se non come fece Fantozzi nei confronti della Corazzata Poemkin: “È una cagata pazzesca.”

Non mi stupisce che gli scrittori di oggi non riescano a vendere e a trovare spiragli se non in piccoli circoli, spesso autoreferenziali, che non muovono copie perché sono costituiti da amici e parenti che, come vuole la migliore tradizione italiana, non sono mai paganti.

Per essere scrittori, quelli con la S maiuscola, è necessario fare un grande passo avanti, una grande doccia di umiltà, e affrontare la realtà che affligge la realtà editoriale italiana. Abbiamo bisogno di maggiori collaborazioni, di scrittori che si contaminino tra di loro e che imparino dal lavoro degli altri come fare a diventare, giorno dopo giorno, migliori.

Perché non è un semplice fatto di comunicare emozioni, per essere scrittori serve una marcia in più e, vedendo il panorama italiano, mi scappa da dire che le marce in più dovrebbero essere cinque o sei.

Bisogna essere concreti quando si parla di questo settore. Ho avuto molteplici occasioni di lavorare con l’estero e di pubblicare mie poesie con riviste internazionali, oltre alla collaborazione con Catfish McDaris per la sua antologia dedicata a Van Gogh. Là lo spirito è sostanzialmente differente. Si lavora tutti assieme, si mettono in circolo le idee, si crea in gruppo e ci si dà una mano per un fine comune. Lasciando da parte lo sporco guadagno personale, che non fa mai male ma quando si sta crescendo, alle volte, è necessario metterlo da parte, per vedere un fine ultimo più grande.

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Se il nostro interesse è quello di diventare stramiliardari con i nostri scritti è meglio farsi un esame di coscienza e chiedersi se veramente abbiamo così tanto da dare (e da dire) al mondo o se si tratta della solita riedizione di qualche storia già sentita, trita e ritrita. Se il nostro interesse è quello di diventare famosi, allora la risposta è sempre una soltanto. Dobbiamo ragionare in un ottica di costruire la nostra carriera con collaborazioni e scambi culturali.

Le collaborazioni sono il sale di questo lavoro, permettono a tutti di crescere e di vedere il mondo con occhi nuovi, una “nuova edizione del mondo” come direbbe Sartre. Tenersi tutto nel proprio giardino, cercare di difendere il proprio lavoro ad oltranza anche se si vedono i cedimenti strutturali dell’opera è deleterio tanto per la vendita quanto per l’autore.

Mendes Biondo

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