Editoria – L’anello mancante tra lo scrittore e il successo? Le riviste letterarie

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I libri non si vendono e se si vendono si fa una fatica enorme per piazzare i grandi nomi, figuriamoci gli esordienti. Lo stesso concetto vale per la scelta che le case editrici devono fare quando decidono di pubblicare: cercare un autore che venda. E non è per niente un concetto sbagliato visto che le case editrici sono delle imprese. La vera domanda ora è: “come si fa a diventare autori conosciuti e che vendono?”.

Sicuramente la presenza sul social è importante. Su questo punto molti altri giornalisti e blogger migliori di me ne hanno diffusamente parlato pertanto eviterò di scrivere relativamente al tenere sempre aggiornati i propri profili o essere attivi nei gruppi di scrittori su Facebook proponendo idee e condividendo esperienze.

Quello che qui voglio sottolineare è la mancanza, almeno in Italia, di riviste e magazine interamente dedicate alla scrittura. Ci sono realtà abbastanza note come la rivista “Poesia” e altre che stanno pian piano spuntando ma sono ancora a livello circoscritto e non permettono all’autore di emergere. Intendo dire che pubblicano prevalentemente autori o poeti già affermati, ancora una volta per quella regola che prevede il guadagno sulla sperimentazione.

Nel panorama letterario americano ed inglese, invece, le riviste di poesia e letteratura sono una realtà ben consolidata e ogni giorno ne fioriscono di nuove provenienti da progetti esterni a case editrici oppure create da poeti e scrittori che vogliono far conoscere il lavoro dei propri colleghi. Non ci si deve stupire se là si legge molto di più e se le case editrici si sentono quasi in dovere di sperimentare.

In Italia ci fu un caso ecclatante di quello che sto dicendo da qualche riga a questa parte. Sto parlando di Alessandro Manzoni. Chi non si ricorda del fatto che “Fermo e Lucia”, questo il titolo delle pubblicazioni periodiche che sono andate poi a costituire “I promessi sposi”, hanno avuto la loro fortuna proprio grazie al giornale che li aveva distribuiti ad un pubblico di lettori vastissimo. Poi vennero numerosi rimaneggiamenti e finalmente la pubblicazione definitiva sotto il titolo che tutti gli studenti delle superiori, almeno una volta nella loro vita, hanno odiato profondamente.

Sul versante americano, invece i casi sono molti di più. Pensate ai grandi scrittori del passato come Lovecraft e Poe, che hanno vissuto interamente di pubblicazioni su riviste, oppure Bukowski, Asimov, Bradbury e tanti altri che grazie a magazine e giornali hanno fatto girare il loro nome a destra e a manca. In alcuni casi la loro fama è stata creata dalle riviste che hanno deciso di pubblicarli, altri successivamente sono giunti ad una pubblicazione in una casa editrice. Il tutto con un nutrito pubblico alle loro spalle e una felice platea comprante ai salotti, ai reading, alle presentazioni o ai lanci di libri.

Ma si può prendere anche un caso contemporaneo. La tanto odiata/amata E. L. James ha costruito la propria carriera di scrittrice e il successo internazionale del suo romanzo proprio su una piattaforma di condivisione dei testi dove ha potuto confrontarsi direttamente con i propri lettori e crearsi una base solida di fans. Ed è stato proprio questo costante contatto con i lettori, che hanno potuto vedere nascere un’opera dal vivo, che ha dato alla James la possibilità di andare incontro alle loro esigenze, di raccontare loro la storia che volevano.  Il tutto, ovviamente, grazie anche all’uso che ha fatto dei suoi canali social.

Credo sia proprio questa mancanza di vitalità delle riviste e dei siti dedicati alla scrittura a fare una parte consistente del buco di mercato italiano. Molti autori senza questo strumento si trovano a dover pubblicare su blog personali o direttamente a postare dei pezzi del proprio romanzo su Facebook riducendo così la possibilità di arrivare ad un pubblico molto più vasto (e che non sia costituito da cugini, genitori, amici e parentadi vari) in maniera sensibile.

Mendes Biondo

In ogni caso voglio raccogliere voci che non sia soltanto la mia, pertanto raccontatemi la vostra esperienza in merito con un commento a questo articolo.

Un pensiero su “Editoria – L’anello mancante tra lo scrittore e il successo? Le riviste letterarie

  1. Sandra ha detto:

    Questa mancanza si sente davvero. Io poi non sono neppure su FB, il mio blog ha un discreto seguito per cui posto qualche racconto breve talvolta, parlo di fatti squisitamente miei, e propagando un po’ i miei romanzi. Conosco chi ha pubblicato molti racconti in riviste femminili, sai quelle che si fingono di vita vissuta, un’esperienza che ho fatto anch’io una volta ma senza voler nulla togliere a questi prodotti, pubblicare un racconto dove la protagonista si chiama Miriam e fingere che sia stato scritta da una fantomatica Miriam qualcosa senza che l’autore venga citato se non come “testo raccolto da” è svilente perché almeno a me alla lunga pare di prendere in giro i lettori.
    Una bella rivista letteraria con qualche consiglio di scrittura e racconti da inviare sperando vengano pubblicati dietro piccolo compenso sarebbe fantastica (alternati a pezzi di autori più celebri). Solo che ci vuole un gran coraggio e molti soldi a pensare di fondarla cartacea con l’aria che tira e i lettori così scarsi in Italia.

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