Il peggio dell’editoria – Le finte No EAP

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Ho lavorato per loro diverse volte pertanto le conosco. Il classico comportamento delle finte No EAP è quello di dire che il libro non viene pubblicato a pagamento ma ci sono comunque delle formule di coinvestimento richieste. Co-investimento? Ma non è forse pagamento? A loro dire no, ma si tratta comunque di belle cifrette.

Facciamo un caso limite, uno di quelli che non esistono nella realtà ma che comunque, sentendo anche altri autori che si sono imbattuti in questi loschi personaggi, potrebbero essere verosimili.

Facciamo finta di essere degli autori che mandano il proprio manoscritto “a pioggia” come si suol dire nel gergo editoriale, ovvero senza scegliere una determinata casa editrice per pubblicare il proprio libro. Non siamo stati molto diligenti, scegliamo indiscriminatamente un soggetto invece di un altro e alla fine la tanto agognata telefonata arriva.

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“Buongiorno, siamo della Gattacci e Volponi di Cesano Boscone – la voce dall’altra parte del telefono arriva come un treno e difficilmente vi lascia rispondere – lei è lo scrittore Fedro Lonfo giusto? Bene perché l’abbiamo contattata in quanto abbiamo letto il suo libro e lo riteniamo valido per la pubblicazione.”

Fino a qui tutto bellissimo, meraviglioso, paradisiaco perfino!

“Abbiamo notato che necessita di qualche sistemazione qua e là ma per questo l’affideremo ad un editor di nostra fiducia per migliorare le qualità del suo scritto. Vedrà che la porteremo nell’empirero degli scrittori…” su questo punto devo permettermi di dire che si tratta di una balla clamorosa. Nemmeno Mondadori potrebbe prevedere un flop abissale, figuriamoci la Gattacci e Volponi di Cesano Boscone.

In questo momento ci sentiamo gasati come pochi, quindi procediamo ad ascoltare le sciorinate dell’addetto del momento.

“A questo punto le dico che lei dovrebbe impegnarsi con noi nella divulgazione del suo stesso libro. Le offriamo questa formula dove per una modica cifra di 4000 Euro lei si impegna nell’ambito della diffusione del proprio libro. Una cifra che non ci trasforma in case editrici a pagamento…”

Evitiamo gli ossequiosi blablabla successivi e andiamo al sodo. Moltissime case editrici No EAP si presentano come tali dicendo all’ignaro autore che l’investimento richiesto serve solamente per entrare nel mercato editoriale e niente più. Quindi stampa, editing, copertina e ISBN restano a loro carico mentre la distribuzione necessita di un investimento iniziale che non si possono sobbarcare solamente loro, serve una mano. E indovinate chi è il Briatore di turno che tira fuori il grano? Indovinato: siete voi.

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Ma i metodi possono variare in maniera sensibile da casa editrice a casa editrice. Nonostante vogliano farvi credere che loro sono la “casa” di ogni autore, rimangono delle macchine mangia soldi che giocano sull’ego – e sull’omertoso silenzio – di tutti coloro che vogliono provare a sfondare nel mondo dell’editoria.

Ci sono quelli che vi dicono che sono necessari l’acquisto di un tot di copie per mandare il manoscritto in stampa, ci sono quelli che vi fanno vedere il contratto solo al momento della firma perché è stato fatto solo per loro (laddove, invece, il contratto è standard per tutte le case editrici… quelle serie, s’intende.), ci sono quelli che vi chiedono le copie in pre-order e poi prendono i soldi degli ordini e scappano. C’è veramente un mondo di Gattacci e Volponi.

Cosa resta da fare? Per noi il self publishing, ovviamente, ma restiamo aperti a suggerimenti, storie e testimonianze di altri scrittori che sono incappati nella loro Gattacci e Volponi personale.

Mendes Biondo

5 pensieri su “Il peggio dell’editoria – Le finte No EAP

  1. Antonio Zito Siracusa ha detto:

    “Cosa resta da fare? Per noi il self publishing, ovviamente” i dati del self publishing in Italia (e quasi ovunque in realtà) sono un disastro totale. Il self così com’è oggi serve a chi vende servizi agli autori. Il che non è necessariamente scorretto, basta essere chiari sul fatto che: o l’autore investe parecchie migliaia di euro in marketing o non andrà oltre le poche decine di copie.

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    • mendesbiondo ha detto:

      Comprendo che il self sia ancora una terra di pionieri ma come tutti i territori di conquista merita il suo interesse. Oggi le case editrici italiane non investono più negli autori perché creano i propri affari spennandoli, a differenza di quelle straniere che investono su progetti particolari invece di accettare storie a destra e a manca come fanno gli italiani.
      A ben vedere basta semplicemente considerare che l’investimento fatto dall’autore self in marketing viene ripagato in maniera diretta dalle vendite (dal 35% al 70% di royalties) a differenza di chi si mette in mano a case editrici che chiedono un investimento dai 3000 ai 5000 Euro per poi riconoscere, quando tutto va bene, royalties che vanno dal 5% al 10% del prezzo di copertina. Per non parlare del fatto che nei paesi anglofoni c’è persino chi paga gli anticipi!

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      • Antonio Zito Siracusa ha detto:

        Le royalties alte però… non permettono di rientrare dell’investimento. O meglio, si può ricevere anche il 75% su un ebook. Che però va messo a prezzo bassissimo (da 0,99€ a 2,99€ max in self). Sul cartaceo si riceve il 30% AL NETTO dei costi di stampa e spedizione. Che guarda caso, son decisi dalle piattaforme di self. Su un cartaceo di 10€ si arriva a ricevere 2/2,50€. Che è una cifra ALTA rispetto a quello che pagano le case editrici, anche free, dove ti puoi aspettare circa 0,60/0,75€ a copia. MA… per vendere davvero un libro self devi investire. Facciamo due conti? Mettiamo un 1000€ di editing, giro di bozze vari ecc… a patto di trovare una persona seria e non uno spennapolli, un 250€ MINIMO di copertina per pagare un copertinista che sappia cosa vende, un sito, con grafiche foto ecc… altri 250€. Siamo a 1500€. Finita? Eh no! Inizia la promozione!!
        Un ufficio stampa serio, che ti faccia uscire da qualche parte e non su ginopinoscrittore.wordpress.com meno di 2500€ per un mese di lavoro non te lo prende. Poi Facebook, perché la visibilità si paga. Stiamo bassi, altri 1500€ di marketing? Altre spesucce assortite: salatini e prosecco per la presentazione (non in libreria… perché si sa che i self in libreria non entrano), segnalibri, un pelo di SEO perché altrimenti non ti trova nessuno. Altri 100€.
        Siamo a 5600€. Siamo stati bassi. Bassissimi direi. A botte di 2,50€ a copia ne dovrai vendere 2240 per rientrare delle spese. Ma anche se ci fosse un self ipergeneroso da riconoscere 5€ a copia, dovresti venderne 1400. Un’enormità. Probabilmente non riusciresti a piazzare le 50-100 che piazzeresti se ti pubblicasse un piccolo ma onesto editore free di provincia. Perché qualche collega, per curiosità, i 10€ per un libro vero alla cartolibreria del paese li tirerebbe pure fuori.
        Ti faccio una domanda, senza polemica, su 100 lettori quanti hanno PAGATO e LETTO di loro spontanea volontà anche un solo libro in self?

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      • mendesbiondo ha detto:

        Quello che tu hai presentato è una situazione tale per cui lo scrittore emergente non ha fatto promozione dei propri scritti in precedenza. Come disse Bergonzoni “Mi spiego peggio”. Prima di arrivare alla pubblicazione, a prescindere dall’editore gratuito, a pagamento o self, è necessario, indispensabile e fondamentale fare conoscere il proprio lavoro attraverso riviste, blog e social. Ti faccio un caso incredibilmente recente dedicato al mondo della poesia: Rupi Kahur. Come ben sai, a livello mondiale, nessuno investirebbe in poesia, ma Rupi è stata in grado di vendersi benissimo grazie ad Instagram e ad un servizio di self che poi l’ha fatta approdare alle case editrici di tutto il mondo. Lo stesso si potrebbe dire di EL James o, per arrivare all’Italia, il mitico Federico Moccia. Bisogna lavorare come scrittori e non inventarsi la mattina appena svegli. In quel caso si diventa prede di professionisti senza scrupoli in tutti i casi possibili. Per quello che dici tu, ovvero per un investimento oculato, che rimane sempre meno costoso del preventivo che tu presenti e che stranamente è molto vicino alle spese che si fanno con un medio editore a pagamento, si deve fare sempre riferimento a se stessi – nell’universo self – come imprenditore di se stessi. Il che significa chiedersi prima: quanto vale la mia opera? Quanto è conosciuto il mio nome? Che risonanza può avere questa pubblicazione? Si tratta della base del marketing generale, non solo editoriale.

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