La balia – Petros Markaris serve al lettore una vendetta fredda

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Un nuovo episodio che vede protagonista Kostas Charitos, il simpatico commissario greco protagonista della serie di romanzi gialli di Petros Markaris. “La balia”, scritto nel 2008 e pubblicato in Italia da Bompiani, incomincia seguendo lo schema più classico dei romanzi gialli: una vacanza apparentemente tranquilla, un mistero da risolvere che arriva per caso e la scoperta di una lunga serie di vicende nascoste dal tempo (non è difficile da questi elementi pensare ad esempio a “Corpi al sole” di Agatha Christie).

Kostas Charitos si sta godendo una tranquilla vacanza in Turchia insieme alla moglie, in visita ai monumenti e alle bellezze di Istanbul. La sera al ristorante viene avvicinato da un altro turista greco, uno scrittore di nome Markos Vasiliadis, che denuncia al Commissario Charitos la scomparsa di una donna, tale Maria Hambou, novantenne, che fu la sua balia da bambino. Maria, nonostante l’età, da qualche giorno risulta irreperibile da ormai sei giorni, partita dal piccolo paese della Laconia dove vive diretta proprio ad Istanbul. Per quale motivo una donna di quell’età, in condizioni di salute non buone, decide di fare un viaggio così lungo? E perché proprio a Istanbul?

Il mistero si infittisce quando la polizia greca informa che il fratello di Maria, Ioannis, risulta morto da sei giorni. E non per cause naturali: ad ucciderlo, spiega il rapporto, è stato un avvelenamento da insetticida. Sei giorni, proprio gli stessi da quando Maria Hambou è scomparsa. Una circostanza non casuale…

Partirà una lunga ricerca, che vedrà collaborare il Commissario Charitos con la polizia turca, ma soprattutto una vicenda apparentemente banale porterà a far luce su un momento estremamente drammatico della storia recente europea. Tutto ruoterà infatti a quanto avvenne nella metropoli turca tra il 6 ed il 7 settembre del 1955, in quei due giorni si scatenò un pogrom, l’ultimo avvenuto nella storia d’Europa, tollerato dalle autorità locali, contro le minoranze turca e armena che da secoli abitavano ad Istanbul o Costantinopoli. Gli eventi furono drammatici: sedici morti, una trentina di feriti e diversi negozi e attività delle comunità greche e armene distrutti. Ma soprattutto i danni peggiori furono quelli morali, in quanto oltre cinquantamila persone abbandonarono la città per traferirsi in Grecia, in Armenia e in Israele. Una pagina orrenda a lungo dimenticata.

Vicende come quella del pogrom di Istanbul, però, sono difficili da dimenticare per chi le ha vissute in prima persona, e possono portare a reazioni dal voler cancellare quanto visto fino a covare la vendetta, che più è lunga e fredda più diventa terribile. Si scoprirà che Maria Hambou fu, da giovane, una delle vittime di quei fatti e che fu costretta a lasciare la propria città. L’anziana Maria Hambou ha covato per oltre cinquant’anni la sua vendetta per compierla? Ma come mai il fratello è stato avvelenato? E da chi?

L’indagine diventerà sempre più intricata, stravolgendo quella che doveva essere una vacanza tranquilla per il commissario Charitos. Ci saranno infatti ulteriori omicidi, effettuati sempre secondo lo stesso copione: persone anziane morte avvelenate a causa di un potente insetticida contenuto all’interno di una tyropita (torta salata con il formaggio, molto popolare nella cucina greca).

In questo romanzo, come già avvenuto ne “La lunga estate calda del Commissario Charitos” e nel successivo “Resa dei conti”, Petros Markaris ha il merito di unire i temi del romanzo giallo classico con tematiche storico-politiche, in particolare i momenti più cupi e oscuri della Grecia contemporanea: dalla guerra civile, alla dittatura dei colonnelli fino appunto all’esodo forzato dei greci dalla Turchia.

Dinamico e scorrevole nelle sue trecento pagine, “La balia” è una conferma della bravura di quello che la critica e la stampa hanno definito il “Camilleri greco”. Molto consigliato a chi ama il giallo moderno.

Fabio Mazzari

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