La curva delle cento lire – Il noir torinese di Tallone & Carillo che riprende i temi cari a Scerbanenco

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L’atmosfera cupa del noir portata nelle grandi realtà urbane del nord Italia. Grandi città che, però, nella moltitudine di persone e cose, denotano solitudine e fragilità. Prendiamo i romanzi polizieschi di Giorgio Scerbanenco, nella cupissima Milano degli anni Sessanta e trasportiamoli ai giorni nostri, spostandoci da Milano a Torino. Cambiano gli anni, cambia la città, ma l’atmosfera da brivido rimane la stessa. Ecco l’idea vincente di Massimo Tallone e Biagio Carillo. Il primo scrittore e saggista, autore di diversi gialli ambientati proprio a Torino ed il secondo docente di master universitari in criminologia.

Tre sono i romanzi pubblicati dalla coppia di autori, tutti per la casa editrice Edizioni del Capricorno. Il romanzo di esordio è “Il postino di Superga” seguito da “La riva destra della Dora” e, quello di cui vi parliamo adesso, “La curva delle cento lire”.

Siamo nel pieno centro di Torino, a dicembre, una fortissima nevicata, che va avanti da un paio di giorni, sta mettendo in tilt la città. Ma, in poche ore, la nevicata passerà sotto silenzio sui giornali, sostituita da una notizia ben più inquietante. Due uomini, trovati in fin di vita all’interno delle proprie automobili parcheggiate in strade del centro città, trovati entrambi in fin di vita, ubriachi e con un particolare alquanto inquietante: la lingua tagliata. L’azione di uno squilibrato? Una misteriosa setta religiosa che compie un rito di iniziazione? Un serial killer?

Per capire questo “La curva delle cento lire” (nel corso del romanzo ci sarà anche la spiegazione a questo titolo particolare) ci fa conoscere Lola, la protagonista del romanzo. Una giovane donna sui trentacinque anni che gestisce una bella enoteca nel centro cittadino. Lola però è un personaggio che nasconde un passato molto ingombrante, a causa di un fatto terribile accaduto quando aveva sedici anni e che le costò alcuni anni di carcere.

Proprio in quelle giornate fredde e nevose davanti al negozio di Lola si presenta una donna di mezza età, dall’aspetto dimesso ma elegante, di nome Vera, che non si era recata lì per fare delle compere in vista del Natale ma per cercare direttamente Lola. Anche Vera, di professione infermiera, ha alle spalle una storia tragica, l’improvvisa morte del figlio, avvenuta l’anno a soli quattordici anni durante una partita di calcio e la separazione dal marito, con una convivenza che, dopo la perdita dell’unico figlio era diventata impossibile per entrambi.

Dopo un’iniziale diffidenza tra le due donne, entrambe sole e con alle spalle queste storie difficili, nascerà un legame solido. Legame che parte da un nuovo fatto di cronaca, un terzo uomo si trova infatti in ospedale in fin di vita e con la lingua tagliata, ma durante il delirio aveva fatto un nome preciso: Lola ed indicato l’enoteca. Questo terzo uomo si scoprirà essere direttamente collegato al passato recente di Lola. Ma c’è di più, a far visita all’uomo in ospedale si era recato un gruppo misterioso il cui capo aveva come suoneria del telefono la “marcia di Topolino”, un particolare che, scopriremo poi perché, fece rabbrividire Lola.

Inizierà una lunga indagine che ci porterà a scavare a fondo nella vita delle due donne e nelle loro frequentazioni. Fino alle incredibili evoluzioni finali.

“La curva delle cento lire” è, a mio parere, un noir moderno ben scritto e scorrevole, che riprende i temi classici del noir (l’influenza di Scerbanenco in Tallone e Carillo è ben visibile) e li adatta alla nostra realtà, toccando diverse tematiche legate a fatti di recente attualità, quali gli ambienti anarchici o il doping nello sport.

Fabio Mazzari

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