Lovecraft Tales – Un’intervista dedicata all’orrore, al teatro e ai giovani con Mary Ferrara di Teatro Senza Tempo

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Sono sempre stato affascinato dal mondo onirico ed orrorifico di Howard Philippe Lovecraft e, non appena ho avuto modo di scoprire l’esistenza di questo spettacolo interamente dedicato a lui e proposto in duplice edizione Italiano/Inglese, non ho potuto fare a meno di scomodare Mary Ferrara – regista e sceneggiatrice di Lovecraft Tales – per saperne di più sullo spettacolo e sul suo lavoro come direttrice dell’Accademia teatrale Teatro Senza Tempo. Questo è ciò che ci siamo raccontati.

La prima curiosità che mi viene è questa: com’è nata l’idea di mettere in scena Lovecraft?

L’idea è nata nel 2011. Volevo portare in scena un testo a due e mi era venuto in mente di creare una rassegna sul brivido, quindi mi sono detta che Edgar Allan Poe, anche se più conosciuto, non poteva andare bene perché avevano già fatto delle cose su di lui  soprattutto in televisione come i contributi di Giancarlo Giannini su Fox Crime. A quel punto ho pensato: “perché non provare con Lovecraft?” Tra le altre cose era una mia passione da quando ero quindicenne, così ho ripreso in mano i racconti. Mi sono resa conto fin da subito che era un’operazione difficile perché portare questo genere di letteratura a teatro non sempre è facile. Ci siamo riusciti per alcuni anni poi però Lovecraft Tales è rimasto fermo e solamente lo scorso anno ho deciso di riprenderlo in mano in quanto vedevo che nessuno lo faceva a teatro. Mentre eravamo a teatro sono venuti casualmente degli stranieri che non si sono fermati perché era in italiano. Però da lì mi è venuta l’idea che, essendo l’autore maggiormente conosciuto all’estero, conveniva realizzare un evento che desse la possibilità anche ai non italiani di vedere uno spettacolo teatrale dedicato a Lovecraft. Abbiamo anche contattato la Fondazione che aveva portato uno spettacolo in California per venticinque anni a teatro. È l’unico caso dove è stato rappresentato e stiamo avendo degli ottimi riscontri perché ho creato una storia all’interno della quale ho inserito i racconti e ne ho fatto un vero e proprio spettacolo teatrale.

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Lo spettacolo è sia in italiano che in inglese. Quali sono state le difficoltà nel tradurre il tuo spettacolo in un’altra lingua?

Tradurre il testo è stato più difficoltoso rispetto alla traduzione della drammatizzazione in lingua perché già quando misi mano al testo avevo adattato il mio linguaggio a quello dell’autore, tant’è che chi viene a vedere lo spettacolo a teatro – e non conosce l’autore – non sa quali sono le parti scritte da me e quali quelle scritte da Lovecraft. Lo capisce solamente dal fatto che l’attore prende un diario in mano: quelli sono i momenti di lettura dei racconti. Poi con l’aiuto di una traduttrice esperta in letteratura americana abbiamo ritradotto tutto. Chi è venuto e non conosce la lingua è rimasto affascinato perché comunque Lovecraft è un autore che ha curato moltissimo i suoni delle parole e se anche non conosci la lingua riesci a capire di cosa tratta lo spettacolo. È come se ci fosse un linguaggio universale che davanti a te si denuda in qualche modo e riesci ad entrare emotivamente nella piece. Per l’attore è stato difficile perché il linguaggio è molto complesso in quanto si parla l’inglese di fine ottocento che ho deciso comunque di contestualizzare ad oggi. Abbiamo mantenuto tutto quello che è il patrimonio dell’autore.

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Il teatro di genere a teatro. Secondo te come mai facciamo fatica ad avvicinarci a questi spettacoli?

Secondo me è perché c’è una tendenza: quella di andare a teatro e ridere. Le persone pensano che per svagarsi bisogna andare a teatro e ridere. In realtà bisognerebbe andare a teatro per trovare quello che noi nel quotidiano non riusciamo a trovare, dobbiamo andarci per emozionarci. Questo spettacolo dà emozioni anche perché comunque parliamo di un autore che ha trattato l’horror e il fantastico in maniera profondamente romantica permettendo la messa in scena di uno spettacolo che nulla toglie alla possibilità di dare emozioni al di là del momento di tensione. Il pubblico italiano è abituato ad andare a teatro per ridere a meno che non ci siano nomi di un certo tipo che riportano in qualche modo al teatro classico. Credo sia un controsenso perché noi siamo molto curiosi di serie televisive come Game of Thrones o The Walking Dead che sono prodotti di genere che seguiamo a livello cinematografico. A livello teatrale da una parte non è interessante perché è di nicchia e dall’altra perché il pubblico tende a qualcosa di “brillante”, tutto ciò anche in riferimento al fatto che bisogna avere una conoscenza del genere per poterlo trattare a dovere a teatro. L’anno scorso ho potuto lavorare in quella location con giochi di luce dando dei rimandi a Stoker e Murnau e quindi quello poteva creare quell’effetto di tensione a livello cinematografico diversamente da questa.

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Infatti qui si porta il teatro fuori dal teatro. L’opera ne è uscita maggiormente valorizzata?

Assolutamente sì, infatti si tratta di qualcosa di completamente diverso. Come non ho potuto lavorare di luce, ho potuto al contrario proiettare il pubblico all’interno di questa “casa stregata” perché in realtà l’arredo rappresenta un angolo di abitazione arredato con un gusto ottocentesco e lo spettatore, vicinissimo agli attori, viene proiettato immediatamente all’interno di questo contenuto emotivo e psicologico.

Tu hai un’Accademia di recitazione teatrale pertanto ti chiedo di raccontarci qualcosa sull’interesse da parte delle nuove leve attoriali verso questa arte. Il giovane è davvero interessato al teatro o più al cinema?

Il giovane è più interessato al cinema, in linea di massima, perché è figlio della televisione, e il cinema estranea in modo diverso. Noi abbiamo un’accademia e quindi abbiamo un pubblico con un’educazione al teatro che parte dall’allievo attore e si estende alla sua famiglia che viene coinvolta a vedere gli spettacoli. Da quel momento avviene l’incontro con il teatro e c’è la possibilità di portare un’utenza nuova. Nonostante ciò, molti che vengono a chiedermi di entrare a far parte dell’accademia partono con l’intenzione di andare a far parte di cast di fiction o di cinema non sapendo la differenza che c’è tra una forma di recitazione e l’altra. In realtà bisognerebbe fare un lavoro a monte. Noi abbiamo conosciuto e scoperto tutto, pertanto sia si tratti di teatro, sia si tratti di cinema, le persone dovrebbero essere attratte dalle uniche cose che ancora non abbiamo scoperto come le potenzialità del cervello e l’inconscio. Dobbiamo riportare il pubblico a porsi delle domande anche in una situazione non solo cinematografica ma anche all’interno di un arte antica come il teatro.

Cattura

Parlaci del tuo futuro e di quello dell’accademia.

Tra i prossimi impegni abbiamo Lovecraft, che andrà in scena ad Agosto per riprendere il 9 Settembre e andare in scena fino a metà ottobre. Oltre a questo saremo impegnati con un progetto che ci vedrà coinvolti sempre in Cappella Orsini grazie ad un riscontro costante che stiamo vedendo e ad una collaborazione che vorremmo proseguire con la proposta di spettacoli che siano fruibili per l’utenza turistica. In più sono in fase di preparazione dello spettacolo “Il Fantasma di Canterville” di Oscar Wilde con il quale andremo in scena in una giornata interamente dedicata a lui al Teatro Lione di Roma, poi sto lavorando ad un testo non mio intitolato “War” e saremo in cartellone al Teatro Lo Spazio a Febbraio. Infine saremo in scena con un progetto musicale, del quale non posso dire il soggetto, che tratterà la biografia di un personaggio importante.

Mendes Biondo

Per saperne di più sullo spettacolo potete visitare la pagina www.teatrosenzatempo.com

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