La zia marchesa – Uno spaccato famigliare nella Sicilia post-unitaria

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“La zia marchesa” di Simonetta Agnello Hornby, edito da Feltrinelli, è un romanzo molto interessante per due ragioni principali. Da una parte offre uno spaccato storico molto curato e realistico sugli ultimi anni del Regno delle Due Sicilie, dall’altro entra all’interno della mentalità locale dell’epoca, attraverso la vicenda di una ragazza che, fin dalla nascita, venne “segnata” e chiacchierata dalla gente, mettendo alla luce gli stereotipi e i pregiudizi, molto spesso errati, delle persone. L’autrice, nata a Palermo da una famiglia di origini nobiliari, è da sempre legata alla sua terra che è la grande protagonista di tutti i suoi romanzi.

Sicilia 1898, in un’anonima località montana nei pressi Agrigento Amalia Cuffaro, una donna di mezza età vive in una dimora umilissima accudendo alla nipote Pinuzza, disabile. Nel far passare il tempo Amalia racconta una storia vissuta in prima persona molti anni prima.

La storia narrata da Amalia Cuffaro prende il via nel 1859, presso il nobile Palazzo di Sarentini, proprietà dei baroni Safamita. In quell’anno nacque Costanza, prima figlia femmina della famiglia. Il periodo storico è forse il più difficile della storia contemporanea siciliana, il Regno delle Due Sicilie, guidato dalla monarchia dei Borbone sta esalando gli ultimi respiri. Il destino di una delle ultime monarchie assolute d’Europa sembra irrimediabilmente segnato. Nel nord Italia l’alleanza tra Vittorio Emanuele II, re di Sardegna e Napoleone III, sovrano di Francia ha uno scopo ben preciso: unificare la penisola italiana sotto la guida della dinastia sabauda.

La situazione crea inevitabili preoccupazioni nell’antica nobilità duosiciliana. Fino ad allora l’antico regno, con le sue tante luci e tante ombre si era mantenuto grazie all’aperto sostegno delle famiglie nobiliari, a cui veniva infatti garantita la proprietà dei latifondi. Poche famiglie ricchissime e grande povertà circostante. Il clima cupo aleggiava ormai sul mezzogiorno, il timore di perdere tutto era all’ordine del giorno.

In questo contesto storico difficile, nel marzo del 1859 al Palazzo di Sarentini venne alla luce Costanza, ultimogenita dei baroni Safamita. L’evento però di rivela sin da subito meno lieto di quanto esso dovrebbe apparire. Innanzi tutto la baronessa desiderava un erede maschio ma, il fatto ancora più “increscioso” è rappresentato dall’aspetto esteriore della bambina. Costanza viene alla luce infatti con la pelle chiarissima ed i capelli rossi. “Pilu russu, malu pilu” recita un detto popolare siciliano più volte ripetuto all’interno del romanzo. Lo sconcerto tra i baroni Safamita è palese: di chi è la figlia? Il barone è stato tradito dalla moglie? Questo fatto accompagnerà Costanza per tutta la sua esistenza, l’essere chiacchierata dalla gente in quanto figlia di un (possibile) tradimento.

In quegli anni Amalia Cuffaro, che si era appena sposata, svolgeva il lavoro di cameriera proprio nel palazzo dei baroni Safamita e, secondo Amalia grazie all’intervento di una fattucchiera ed alla sua devozione per San Giovanni Decollato, rimane incinta e concepisce il proprio figlio, Giovannino.

“La zia marchesa” prosegue narrando i primi anni di vita di Costanza, anni che si intrecciano in un periodo storico difficile, lo Sbarco dei Mille di Garibaldi, la fine del Regno delle Due Sicilie e l’Unità d’Italia a lungo non accettata al sud, come dimostrò la nascita del fenomeno del brigantaggio. Simonetta Agnello Hornby unisce le vicende famigliari di Costanza e dei baroni Safamita con quelle della sua terra con grande bravura e cura dei particolari storici. In questo contesto si inseriscono le difficoltà di una bambina percepita come “diversa” e “figlia di un tradimento”. Nella Sicilia rurale della metà del XIX secolo i capelli rossi e la pelle chiara, caratteristiche somatiche insolite per il luogo, richiamavano, inevitabilmente, le numerose dominazioni straniere dell’isola. Costanza Safamita, a dispetto del titolo nobiliare vive un’esistenza difficile, dovendo far fronte alle maldicenze ed ai pregiudizi della gente, figli di una società arcaica.

Il romanzo va avanti poi raccontandoci la giovinezza di Costanza Safamita, narrandoci la sua mancata monacazione e, contemporaneamente, traccia un nuovo spaccato della società dell’epoca che, piano piano, stava adeguandosi al nuovo corso politico. Il racconto di vita prosegue con il proseguire degli anni, fino al tragico, ma forse inevitabile, epilogo finale nella difficile vita di Costanza.

Fabio Mazzari

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