Budapest Noir – Thriller storico sulle rive del Danubio di Vilmos Kondor

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Budapest, la capitale orientale di quello che fu l’Impero Austro-Ungarico, con i suoi magnifici palazzi ed i viali imponenti, fa da sfondo al thirller di Vilmos Kondor “Budapest Noir” edito in Italia da E/O Edizioni di Roma.

Attenzione però, non stiamo parlando della tranquilla capitale mittleuropea di oggi ma bensì della Budapest di un momento storico molto teso e particolare. L’autore – dopo aver svolto la professione di insegnante si è cimentato nella letteratura gialla (questo è il suo quarto libro pubblicato ma il primo ad essere tradotto dall’ungherese e stampato nel resto d’Europa) – ambienta fatti e personaggi nel 1936, precisamente nell’ottobre di quell’anno, una data decisamente non casuale, come scopriremo sin dalle prime pagine del libro.

In quella Budapest dell’ottobre del 1936 facciamo da subito la conoscenza con Sigmond Gordon, giornalista di cronaca nera del quotidiano “Pésti Naplò”, protagonista del romanzo. L’attenzione di Sigmond, come quella di tutti gli ungheresi era concentrata sulla notizia del momento, la morte improvvisa del primo ministro Gyula Gombos, avvenuta a Monaco di Baviera dopo una visita ufficiale di Stato. Da qui scopriamo subito che le vicende politiche si intrecciano, inevitabilmente, con quello che accadrà al protagonista. Sigmond Gordon non sembra molto interessato alle faccende politiche, vuoi per disinteresse, vuoi forse e soprattutto per sicurezza personale. L’Ungheria era retta infatti dal Partito di Unità Nazionale dell’ammiraglio Miklos Horthy che aveva instaurato una dittatura filonazista, repressiva e violentemente antisemita. In quel clima cupo che, nel corso del romanzo, si avvertirà sempre di più, svolgere la professione di giornalista non era una cosa facile. Sigmond decise così, come molti altri suoi colleghi dell’epoca, di dedicarsi alla cronaca, in particolare a quella “nera”.

Mentre Budapest è a lutto per la morte di Gombos l’attenzione di Gordon si sposta su un altro fatto, all’inizio apparentemente insignificante: qualcuno ha lasciato sulla sua scrivania della redazione del “Pésti Naplò” una busta. Niente di strano per un giornalista, specialmente per un cronista di “nera”, molto insolito quello che contiene tale busta, ovvero due fotografie, senza nome né didascalia sul retro, che ritraggono una bella e giovane donna in posa, sicuramente realizzate da uno studio fotografico. Inizialmente quasi divertito, Sigmond Gordon non dà molto peso alla cosa, specialmente visto che la sua collega Valéria (costretta a lavorare la sera tardi per via dell’albinismo che le impedisce di stare troppo alla luce del sole) lavora su un caso ben più succulento, ovvero quello di un fornaio che aveva fatto a pezzi e bruciato la propria moglie.

Questa tregua durerà poco, il nostro protagonista avrà a che fare con un caso di nera, una giovane ragazza trovata morta in una via del quartiere più malfamato della città. Sul posto riconosce subito la ragazza, altri non era che la donna delle misteriose fotografie lasciate sulla scrivania. Nessuno in quella zona la conosceva né l’aveva mai vista passare di lì. Addosso non ha nessun documento e nulla che possa far risalire alla sua identità, ma i vestiti facevano subito capire che si trattava di una ragazza di buona famiglia. Un solo particolare colpisce da subito il protagonista, uno dei pochissimi oggetti addosso alla vittima era un piccolo libro di preghiere ebraiche. Una prostituta ebrea? Improbabile, non ce n’erano mai stati casi, oltretutto sembrava appartenere ad una classe sociale alta. Quindi cosa faceva una giovane ragazza della borghesia cittadina in un quartiere malfamato e perché è stata uccisa? Come mai addosso aveva solamente il libro di preghiere?

Questi fatti apriranno le indagini di Sigmond Gordon, che si troverà, suo malgrado, a scavare nel profondo della società magiara dell’epoca, attraverso una rete di omertà e reticenza, amplificate dalle pressioni politiche della dittatura hortista, indagando a fondo sull’antisemitismo diffusosi a macchia d’olio tra le due guerre e che, proprio in Ungheria raggiunse livelli spaventosi.

Ma in “Budapest Noir” l’autore si immerge anche nello splendore della metropoli mitteleuropea, negli ultimi anni di un mondo che, di lì a poco con lo scoppo della II guerra mondiale ed il controllo sovietico, verrà completamente spazzato via. L’eleganza dei caffè, dei teatri e la fervida vita culturale ci fanno un quadro molto interessante su un pezzo dell’antico Impero Asburgico troppo spesso ignorato.

Fabio Mazzari

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