Il caso Braibanti – Dal libro al teatro grazie all’adattamento dell’opera di Massimiliano Palmese

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In occasione del Cinquantenario del Sessantotto, ritorna in scena e arriva in libreria per la collana Teatri di Carta dell’editore Caracò, Il caso Braibanti, testo di Massimiliano Palmese su uno dei più clamorosi casi giudiziari della storia italiana del Novecento, il processo per plagio ad Aldo Braibanti (1922-2014), ex-partigiano torturato dai nazifascisti, artista, filosofo e naturalista. 

Nel giugno 1968, mentre nel mondo infiammava la Contestazione, e giovani e intellettuali chiedevano più libertà e più diritti, in Italia si apriva il processo ad Aldo Braibanti “per aver assoggettato fisicamente e psichicamente” il ventunenne Giovanni Sanfratello. In realtà il ragazzo, in fuga da una famiglia autoritaria e bigotta, una volta raggiunta la maggiore età si era deciso a seguire le proprie inclinazioni ed era andato a vivere a Roma con Braibanti. Non accettando l’omosessualità del figlio, il padre affidò Giovanni agli psichiatri con la speranza di guarirlo dalla “seduzione” che avrebbe subito, e denunciò l’artista-filosofo con l’accusa di plagio, un reato considerato già allora “un rudere giuridico”, e in seguito giudicato incostituzionale.

Molti intellettuali denunciarono lo scandalo di un processo montato ad arte dalla destra più reazionaria del Paese in combutta con esponenti del clero e della “psichiatria di regime”. Dalle colonne dei giornali in favore di Braibanti intervennero Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Alberto Moravia, Umberto Eco, Marco Pannella, Cesare Musatti, Dacia Maraini. Tutti i loro appelli caddero nel vuoto.

Con un testo tutto costruito su documenti d’archivio, lettere e arringhe, si ripercorrono tutte le fasi del processo.

“Poco o niente c’è nel testo teatrale – scrive Palmese – che non provenga direttamente dagli atti del processo, o da articoli di giornale con interviste ai protagonisti o commenti che intellettuali e artisti hanno riservato alla discussa sentenza. Le lettere di Braibanti alla madre sono originali, e la poesia finale è dell’autore”. Il testo trova il giusto tono “nell’equilibrio tra satira di costume e dramma psicologico, per tenere insieme le parole degli avvocati, così violente, alle loro tesi, così ridicole. A tratti divertenti sono gli interrogatori e le arringhe, mentre sono agghiaccianti le dichiarazioni omofobiche dei cosiddetti “periti”. Per non parlare delle cartelle cliniche firmate dagli “specialisti in malattie nervose” delle cliniche dove fu rinchiuso il giovane Giovanni Sanfratello”. E conclude che “se oggi il nostro Paese è sempre in coda nell’aggiornarsi in tema di diritti civili, e a distanza di oltre quattro decenni ancora si oppone all’adozione per le coppie omosessuali o a una legge contro l’omofobia, vuol dire che Il caso Braibanti non è pagina del passato ma storia presente, che può e deve, ancora, farci sussultare”.

Le prossime date dello spettacolo in cui sarà anche distribuito il libro.

BARI, La Vallisa, 5 novembre

ROMA, Spazio 18B, 9-19 novembre

SALERNO, 24 novembre

NAPOLI, date in definizione

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