Un grande gelo – Un mistero nascosto nella lunga notte nordica di Arnaldur Indridason

un grande gelo.jpg

Prendete la Scandinavia, dimenticatevi i film romantici ambientati nelle bellezze dei fiordi, le avventure di Pippi Calzelunghe o le atmosfere natalizie. Nel romanzo “Un grande gelo” di Arnaldur Indridason (Reykjavik 1961) emerge una Scandinavia completamente diversa da quella stereotipata. Dalle prime pagine del romanzo, pubblicato in Italia da Tea-Longanesi, si avverte subito una sensazione di freddo, che è si quello atmosferico, più volte sottolineato nel romanzo ma è anche e soprattutto una freddezza umana e morale, che l’autore, attraverso le pagine di questo romanzo giallo denuncia e fa conoscere al mondo.

In un quartiere periferico e popolare di Reykjavik, in un gennaio freddo come solo quello del nord Europa sa essere un avvenimento terribile sconvolge la vita apparentemente tranquilla di quelle case abitate da operai e impiegati. Un bambino di dieci anni viene ritrovato morto, con il volto contro la neve, nel cortile di un anonimo palazzo. Inizialmente si pensa ad un tragico incidente, ovvero che il bambino sia caduto inavvertitamente da un terrazzo. L’agente Erlendur Sveinsson però si accorge subito che la realtà è ben diversa…

Il bambino, di nome Elias, non è infatti morto accidentalmente ma è stato ucciso, per l’esattezza con delle coltellate e poi buttato con la faccia contro la neve. L’agente Sveinsson si troverà suo malgrado a dover risolvere il più orribile dei delitti, l’omicidio di un bambino.

Chi poteva mai uccidere un bambino innocente di dieci anni? La domanda che tutto il quartiere, improvvisamente svegliato dal torpore si pone.

Scavando nelle indagini però emergeranno una serie di elementi alquanto inquietanti. Innanzi tutto da subito l’agente Sveinsson nota che la fisionomia del bambino non è propriamente nordica, ma assomiglia di più ad un cinese o un giapponese. In realtà Elias era il figlio di una coppia mista, padre islandese e madre thailandese, conosciuta dall’uomo durante una vacanza nel Paese asiatico e poi sposata. La donna, di nome Sunee, però aveva trovato molte difficoltà nel trasferirsi dalla sua terra di origine ad una così distante e diversa, dovendo fare i conti con una diffidenza, quando non con l’aperto razzismo, degli islandesi, che la consideravano così diversa da loro (va specificato che l’Islanda è una delle nazioni etnicamente più omogenee e, data la posizione geografica, non una delle mete preferite dell’immigrazione). Sunee aveva conservato inoltre molte tradizioni della Thailandia, per esempio quella di chiamare i figli con un soprannome per salvarli dagli spiriti e la presenza in Islanda l’aveva portata ad una forte depressione, conclusasi con il divorzio dal marito.

Le indagini di Sveinsson, che si concentreranno principalmente su due filoni, ovvero la motivazione razziale e la pedofilia, lo porteranno ad indagare in un vero e proprio sottobosco umano, reso ancora più crudo dalle atmosfere gelide del lungo e buio inverno scandinavo. Un viaggio che porterà l’agente a fare anche il conto con il suo drammatico passato (un fratello morto disperso da giovanissimo durante una tempesta di neve) e metterà a dura prova i suoi nervi. Fino all’inaspettato finale che potrà sconvolgere molti lettori.

Un romanzo particolare, molto consigliato agli amanti del “noir nordico” che ci presenta un Islanda molto diversa da quella dei depliant turistici.

Fabio Mazzari

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...