Perverso e paranoico – La recensione degli scritti di Dalì pubblicati da Il Saggiatore

Perverso e paranoico

Salvador Dalì è senza dubbio uno degli artisti più noti dell’arte contemporanea, protagonista indiscusso del movimento d’avanguardia surrealista, dichiarandosi egli stesso come personificazione del movimento artistico, qui si racconta in una serie di testi scritti negli anni dal 1927 al 1933 con il suo stile fluido e accattivante.

Nel libro “Perverso e paranoico” edito da Il Saggiatore, si svela tutta l’essenza biologica della creatività di Salvador Dalì: ne emerge una grande mente immaginativa ma anche estremamente analitica e auto-riflessiva. La follia propagandistica che ha segnato il Dalì “di pubblico consumo” lascia il posto, in questo senso, a profonde e raffinate riflessioni che ci accompagnano attraverso il suo percorso artistico surrealista a partire proprio dal metodo paranoico critico che ne caratterizzò la poetica artistica. Esplorando i confini e le repressioni che la società borghese tentava di soffocare e nascondere sotto il tappeto in vista di una maschera di normalità stereotipata, quali i desideri sessuali – una dolcezza commestibile -, le paure, i fantasmi della fanciullezza, le isterie e le ossessioni, Dalì trova un fertile terreno di caccia per i suoi s-oggetti rappresentativi.

<<La pittura è la faccia visibile dell’iceberg del mio pensiero>> così Dalì sottolinea, ancora una volta, la sua vicinanza alle teorie psicanalitiche di Freud, di cui è un attento conoscitore. Il “perverso e paranoico” Dalì, facendo leva sull’introspezione, sul sogno e sul delirio, analizza con puntualità e sapienza le sue visioni mentali, trasmuta la realtà fenomenica e, fondendola con memorie e fantasie, gioca con una continua dialettica tra l’inorganico e organico, il sesso e il cibo, la densità e la gelatinosità, ecc. dove ogni cosa diviene, come un’articolata metafora, altro da sé. La donna amata, Gala, una volta analizzata, diventa la mantide cannibale in cui antenne metalliche oscillanti e ricurve, si adattano a due spugne a forma di seni e, ancora ad una cassettiera, un uncino che pende, in un unico corpo di membrane vibranti; Dalì stesso non perde occasione per analizzare anche se stesso attraverso una serie di oggetti e rimembranze del suo vissuto: una scarpa da donna con un bicchiere di latte tiepido, al centro di un impasto di forma duttile di colore escremenziale … che ancora una volta muta diventando un meccanismo da azionare attraverso materiali organici, e non, che lavorano assieme per dare vita ad una realtà biologica e simbolica, incarnazione di una parte di intima identità.

Non mancano in questi scritti ragionati, i rapporti di amicizia storici del pittore, quali ad esempio Bunuel e Federico Garcia Lorca, non solo scaturisce il suo interesse per la poesia, il suo impegno nell’ambito della fotografia e, soprattutto, il suo rapporto con il cinema quale nuovo mezzo di espressione e sperimentazione, ma anche la sua conoscenza della filosofia e, naturalmente, della storia dell’arte. Con gli artisti del passato infatti, si confronta e si racconta, ponendo in luce i grandi maestri dell’arte: da Cezanne a Vermeer, da Botticelli a Picasso, ma anche le memorie personali più dirette laddove vi sono state esperienze segnanti, immancabile in questo senso l’esempio del “sex appeal spettrale” che Dalì estrapolò, con il suo occhio psico-paranoico e indagatore, dalle opere di François Millet.

Un testo prezioso, arricchito da un selezionato corredo di riproduzioni a colori, che non può mancare nella libreria dell’appassionato di storia dell’arte, dell’estimatore dell’artista e di tutti coloro che vogliono approfondire i fondamenti della produzione surrealista di Dalì, del suo originale linguaggio e simbolismo artistico.

Elena Bello

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