Il delitto di Gaslight Street – Un nuovo Sherlock Holmes? Non è proprio così…

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Questa recensione è abbastanza difficile da fare, perché il libro in questione è molto difficile da valutare, in quanto presenta spunti ottimi e pessimi allo stesso tempo.

“Il giallo di Gaslight Street”, di M.R.C. Kasasian, pubblicato in Italia da Newton Compton Editori, è, come si intuisce facilmente dal titolo, un romanzo giallo. È un romanzo giallo molto particolare però a cominciare dall’ambientazione. L’autore (di cui si sa piuttosto poco, tranne che è cresciuto nel Lancashire e attualmente vive a Malta e prima di diventare scrittore ha svolto diversi lavori) ambienta il suo romanzo nell’epoca degli albori del romanzo giallo moderno, ovvero l’Inghilterra Vittoriana, per la precisione il 1883.

Ecco fin qui tutto bene, anzi, l’autore ha fatto una grande ricerca storica nel ricostruire, con minuzia, l’ambiente dell’epoca ma… iniziano subito le cose che non vanno. Innanzi tutto i protagonisti sono Sidney Grice e March Middleton, un detective privato ed il suo aiutante (vi ricorda qualcosa?) che vivono e lavorano a Gower Street (!), si praticamente siamo davanti ad un clone de facto di Sherlock Holmes e John Watson. Lo stesso Sidney Grice nel carattere ricorda in tutto e per tutto il genio di Baker Street, con il carattere particolare e il suo interesse manicale per gli argomenti più strani. Simpatica invece la scelta del comprimario, qui “Watson” diventa una donna. Bene la scelta di una protagonista femminile in un’epoca in cui il ruolo delle donne era decisamente diverso (e inferiore) a quello attuale, ma le somiglianze con i romanzi di Conan Doyle sono davvero eccessive.

Interessante e particolare è invece la divisione in capitoli, la maggioranza di essi sono molto corti, alcuni di appena due pagine. Purtroppo però i capitoli sono troppi, ben centocinque più l’epilogo. L’intero libro infatti è lungo ben 540 pagine, se non siamo davanti ad un record nella letteratura gialla poco ci manca. Una lunghezza simile sfianca anche il più accanito appassionato di letteratura noir. Io stesso sono stato tentato più di una volta di abbandonarlo a metà. Per lunghe pagine infatti non accade praticamente nulla o quasi, e l’autore si dilunga sulle descrizioni dei pranzi (troppo numerosi), sugli incubi della protagonista o su discussioni dei personaggi sulle vicende dell’epoca…

La vicenda su cui ruota l’intero romanzo è abbastanza semplice e ricorda, ancora una volta, i racconti di Sherlock Holmes: un giorno nello studio londinese di Sidney Grice a Gower Street (esiste) arriva una giovane e bella ragazza che chiede l’intervento del noto investigatore privato per risolvere il mistero dell’omicidio del proprio padre, ritrovato morto nello stesso luogo, ovvero Gaslight Street (questa invece non esiste), dove dieci anni prima furono barbaramente trucidati una coppia di coniugi insieme ai propri domestici. Una classica ambientazione “holmesiana” anche nella trama, con la differenza, non da poco, della lunghezza.

In conclusione, un romanzo nato con un’idea simpatica, quella di creare dei novelli Holmes e Watson nella stessa epoca, che però viene sviluppata male, in un romanzo eccessivamente lungo e pieno di tempi morti che mettono alla prova la pazienza dei lettori.

Fabio Mazzari

 

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