‘O Diario ‘e nu Maccarone – La Schiappa di Kinney ora parla Napoletano grazie a Francesco Durante ed Il Castoro

maccarone

Esiste nel mondo una serie di libri che ormai da oltre un decennio accompagna le letture e la crescita di generazioni di giovani lettori e questo fenomeno si chiama Diario di una Schiappa, la ormai mitica serie di libri creata da Jeff Kinney che ha messo a segno una fila di record continui con 200 milioni di copie vendute, 65 edizioni e 55 traduzioni nel mondo, incluso il Latino e ora il Napoletano, 56^ lingua.

Greg Heffley da oltre un decennio con i suoi diari di bordo sta abbattendo confini geografici e barriere linguistiche. Dietro di lui, intere schiere di ragazzini hanno dato vita a un fenomeno letterario e culturale inarrestabile. Tutto è iniziato nel 2007 e da allora Greg ne ha fatta davvero tanta di strada. Talmente tanta da arrivare adesso all’ombra del Vesuvio e iniziare a parlare Napoletano con una naturalezza sorprendente. Sì, perché Greg in qualche modo da Napoli è stato adottato ormai da tempo: da diversi anni assistiamo a un grande successo di Diario di una Schiappa soprattutto in Campania e in particolare nella città di Napoli. Un eroe amatissimo che incarna perfettamente l’idea di uno scugnizzo popolare e amatissimo nel nostro Paese, dove la serie ha venduto 4 milioni di copie.

Milioni di ragazzi nel mondo ne conoscono a memoria le vicende, sentono Greg come uno di loro. E ci piace pensare che se Greg inizierà a parlare Napoletano, oltre a regalare risate e buon umore, aiuterà quel patrimonio idiomatico e culturale inestimabile a essere condiviso più facilmente con le nuove generazioni. Ad accompagnare la Schiappa verso il mondo con la sua maschera napoletana è la firma di un traduttore d’eccezione come Francesco Durante, espressione di un’idea alta e autorevole della napoletanità: scrittore, giornalista, docente universitario e traduttore in Italia di autori del calibro di John Fante e Bret Easton Ellis. Un interlocutore ideale cui affidare il nostro progetto di traduzione.

‘O Diario ‘e nu Maccarone uscirà in Italia il 10 maggio 2018, in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino, in una tiratura di 20.000 copie e per l’occasione Jeff Kinney ha arricchito questa edizione speciale di un disegno inedito della famiglia Heffley all’ombra del Vesuvio. Il Castoro gestirà i diritti di distribuzione dell’edizione speciale in Napoletano in tutto il mondo.

MA PERCHÉ IL NAPOLETANO?
Esiste nel nostro Paese una seconda lingua più parlata dopo l’italiano e non sorprende che a detenere questo secondo posto sia il Napoletano. Una lingua in tutto e per tutto, non solo un dialetto. A sancirlo è l’UNESCO che di recente ha riconosciuto al Napoletano lo status di Lingua. Un patrimonio linguistico inestimabile, eppure fragile e “vulnerabile”, fortemente a rischio perché non protetto né giuridicamente né didatticamente e in quanto tale da tutelare e valorizzare. È quello che in parte già sta avvenendo anche nelle scuole del Sud Italia, con l’istituzione dell’”ora di Napoletano”, di corsi universitari e già da molto tempo attraverso la pratica delle traduzioni di opere letterarie come la celebre traduzione de La Tempesta di Shakespeare di Eduardo de Filippo, o di classici come Alice nel Paese delle Meraviglie (Alice ‘int”o paese d”e maraveglie), Canto di Natale (‘Na cantata ‘e Natale), Pinocchio e Il Piccolo Principe (O’ Princepe Piccirillo) firmate da Roberto D’Ajello, per non parlare della stessa Bibbia.

Tradurre classici in Napoletano può servire a “fermare” le peculiarità di una lingua di forte tradizione orale anche sulla carta e a proteggerne le specificità? Al di là di ogni considerazione, il Napoletano è l’idioma più esportato e conosciuto nel mondo grazie alla cultura della canzone, del teatro, del cinema e la tradizione enogastronomica. Una forte e vitale tradizione orale e scritta che negli ultimi anni ha conosciuto un rilancio significativo grazie a grandi successi letterari, il dilagare del rap napoletano e di film o di serie TV, che stanno imponendo un’idea forte di napoletanità in Italia e nel mondo.

L’idea che un simile patrimonio linguistico trasmesso soprattutto oralmente possa andare perduto è fonte di attenzione continua e proprio in questi giorni si sta discutendo la possibilità che il Napoletano possa ottenere anche lo status di patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, riconoscimento già assegnato per altro anche all’arte del pizzaiuolo napoletano così indissolubilmente legata a Napoli.

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