Magia, stregoneria e possessione nel saggio dell’antropologa Maya Deren intitolato “I cavalieri divini del vudù”

I cavalieri divini del vodù.JPG

“Ora sapevo che i tamburi, i canti, le danze avrebbero agito anche su di me. Uno strano torpore penetrava la mia gamba sinistra come una linfa che sale nel tronco di un albero. Dico torpore ma non è esatto: lo devo chiamare oscurità bianca, per quello splendore di gloria e quell’oscuro terrore che mi ispirava.” Appena ho letto questo semplice paragrafo de “I cavalieri divini del vudù” ho cercato di scoprire di più di questo libro di Maya Deren che verrà pubblicato il 18 ottobre dalla casa editrice Il Saggiatore.

L’edizione in via di pubblicazione, arricchita della nuova prefazione di Joseph Campbell, vuole restituire al lettore una delle testimonianze a oggi più esaurienti sulla ritualità haitiana, che si discosta dall’approccio dell’antropologia tradizionale.

Maya Deren, infatti, è stata una studiosa di folklore e una regista statunitense. Nel 1947 compì un viaggio a Haiti per girare un documentario sulle danze indigene e sui riti locali e questo libro è il frutto di uno studio sul campo durato tre anni. Quando nel 1947 da New York approda a Haiti, il vudù è ancora la religione dominante, e lei una giovane regista di film sperimentali e d’avanguardia. Il suo sguardo di artista viene catturato da quel pantheon di divinità, e si trova coinvolta nei riti notturni.

Dopo i canti di apertura, gli inchini e i passi tradizionali, vede lo houngan intonare l’invocazione a Damballah, il dio serpente. Assiste a una danza simile all’acqua, in cui i corpi, fluttuando, si chinano verso terra, convergendo al centro come un’unica, magica corrente.

Ma Maya Deren non si limita a osservare: alla fine del suo percorso iniziatico sperimenta la possessione, e le viene assegnato uno spirito guida, Erzulie, la divinità dell’amore. Secondo il vudù, infatti, lo spirito che è in ciascuno di noi non perisce insieme al corpo, ma può diventare un loa, uno spirito sacro, e sostituirsi temporaneamente a chi è ancora in vita attraverso la possessione: è allora che i cavalieri divini si impadroniscono dell’iniziato e lo cavalcano.

Il prescelto può così accedere alla quinta dimensione, quella dell’eternità, diventare «pieno di dio» e ricreare in Terra il suo paradiso, ricevendo dalle divinità ispirazione, cura e consiglio.

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