Federica Bembo

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Nasce a Firenze nel 1991 e vive da sempre a Scandicci, in provincia.
Le piace scrivere dalle scuole elementari, periodo in cui componeva alcune filastrocche.
Dopo il liceo (uno scientifico ad indirizzo linguistico), si rende conto di quanto scrivere sia importante per lei, così nel 2014 pubblica la silloge poetica “Nuvole e sogno” con BookSprint Edizioni e nell’ottobre 2015 vince il premio nazionale di poesia Mario Gori.
Ora, dopo alcuni anni di disagio e di malessere, cerca di schiudersi dal suo guscio, cercando la sua strada sia in ambito lavorativo che personale, come scrittrice e come persona.


GRANDEZZA E PICCOLEZZA (da https://poetryisall.wordpress.com/2017/03/27/grandezza-e-piccolezza/)

Grandezza e piccolezza… Quante volte ci penso? Ho sette anni e tutti mi considerano piccola. In effetti lo sono. Ma altre volte sono così grande! Immensa! Universalmente cosmica! A volte i miei sogni e i miei pensieri sono così grandi che penso che la Terra non possa contenerli.
Forse è per questo che voglio fare l’astronauta: qui è tutto grande, poi di nuovo piccolo e così via… Le persone si preoccupano sempre di tutto e vogliono arrivare sempre più in alto… Sempre tutti a misurare, precisare, misurarsi…
Forse invece sulla luna non è così, questo è ciò che penso: forse sulla luna le persone rimbalzando qua e là, saltando e volando, si renderebbero conto che non ci sono misure in realtà. Che ci si può divertire. Che si può stare bene.
Questo è ciò che penso. O forse voglio solo scappare.
Grandezza e piccolezza. Non so se ho detto cose giuste in merito. Non so nemmeno se mi sono spiegata, in realtà.
Ma in fondo perché dovrei spiegare? Mi sento giovane e vecchia allo stesso tempo e devo spiegarlo? Devo trovare una ragione per i mutamenti delle nuvole e per la vita negli abissi? No. Non è necessario.
A me basta che la luna continui ad affacciarsi alla mia finestra ogni sera.
E se diventerò grande come gli altri, poi matura ed infine vecchia non m’importa: mi basta non diventare triste.


LOVE IS LIKE A SIN  (da https://poetryisall.wordpress.com/2016/12/22/love-is-like-a-sin/)

Evento su FB: Massive Silent Disco. Le danze si sarebbero tenute in un palazzo abbandonato fuori città… Zero collegamenti… Ma anche zero frenetico e continuo fluttuare di persone vuote.
Avevo solo ventidue anni. E seri problemi relazionali. Per questo l’idea della silent disco mi allettava: col fatto che ognuno ascolta una canzone diversa, hai una scusa in più per limitare gli scambi. E poi dai… Una silent disco con i Massive Attack! Quante probabilità c’erano che ne facessero un’altra?
Così misi cellulare, chiavi e pochi soldi nel mio zainetto preferito e presi il bus per arrivare nella cittadina più vicina.
Una decina di minuti dopo scesi e cominciai a guardarmi intorno. Poi lo vidi. Il palazzo rosso era in cima alla collina più vicina.
Ai piedi del rilievo pensai che per salire fosse d’obbligo una musica giusta. Alla fine optai per la playlist dei Queen.
Mentre salivo, forse a metà tragitto, mi guardai intorno e mi accorsi che, nonostante i duecento partecipanti, nessuno stava salendo la collina.
Possibile che abbiano tutti rinunciato? Guardo l’orologio. Ah. Ok, è la mia solita mezz’ora di ritardo.
Pensando che fossero già tutti lì a godersi la festa senza di me mi feci forza e andai un po’ più svelta.
Alla fine, dopo un’ora abbondante, giunsi davanti al palazzo rosso.
Ma dentro non vidi nessuno.
Mi avvicinai e scorsi all’interno un ragazzo con delle cuffie al collo, avrà avuto più o meno la mia età. Sì. Sembra quello della foto, l’organizzatore.
Andai da lui e non feci in tempo a dire “ciao” che mi strinse in un abbraccio forte.
Normalmente mi sarei ritratta schifata, ma… Sì, lo ammetto: era talmente carino che non potei.
– Ehi ma… Perché non c’è nessuno???
– Non mi pare che la cosa ti dispiaccia più di tanto…
E mi fissò intensamente negli occhi.
– Ma di che parli?
– Lo sai, Elena.
Cazzo, neanche lo conosco ‘sto Martin e già sono presa… Ma cosa mi sta succedendo?
– Va beh. Vuoi qualcosa da bere?
Sì, Martin. Cambiamo argomento, ti prego… Annuii.
– Così ti piacciono i Massive Attack! Disse, mentre mi versava un po’ di succo.
– Ma va?!
Rise. Oddio, se mi piaceva.
– Tieni.
Bevvi.
– Ti piace?
– Sì.
In realtà il succo faceva abbastanza schifo, ma non lo avrei mai ammesso.
– Ti va di andare sul tetto? La vista è bellissima, da lassù.
A quel punto devo aver fatto una faccia stupita, perché mi fissò. Ma alla fine accettai.
Salimmo cinque o sei piani, non ricordo. D’altra parte stavo parlando della mia band preferita con un fico da paura… Era la prima volta che parlavo ininterrottamente in vita mia… Ero un’altra.
– Allora? Che ne dici?
Volevo dire qualcosa ad effetto, ma prima che potessi pensare mi chiuse le labbra con un bacio.
Lo baciai anch’io. E pensai che come terzo bacio non avrei potuto desiderare di meglio.

Quando mi sveglio, vorrei solo abbracciarlo anch’io, forte. Come ha fatto lui all’inizio. Come abbiamo fatto tutta la notte.
Ma mi agito invano, perché sono legata.
Di solito sono una persona ansiosa, ma, stranamente, non è arrivato un attacco di panico, ma solo un’ondata di razionalità, la prima da una settimana.
L’evento. Perché mi ha invitata se non lo conosco? Perché nessuna richiesta di amicizia? Perché nessuna discussione fra i post?
La risposta è ovvia.
Ma perché io?
Questo rimane un mistero, ma ormai devo agire.
Non faccio in tempo a pensarlo, che sento dei passi. Vorrei gridare, ma chi potrebbe sentirmi?
– Allora Elena! Come va?
– Tu… Come hai potuto?! Come sai il mio nome?
– Storia lunga, mia cara. Vuoi sentirla?
– Ho scelta?
– Ahaha… Sei perspicace. Per questo mi piacevi. Allora… Il mio vero nome non è Martin, come avrai immaginato. Mi chiamo Giuseppe Scoli. Ti dice qualcosa?
Lo fisso pietrificata.
– Ecco, brava. Vedi, da quando mi hai lasciato…
– Era la prima media, cazzo! Eravamo bambini! Perché mi hai portata qui?
Il primo schiaffo.
– Dicevo… Da quando mi hai lasciato… Non sono più lo stesso. Ho perso la fiducia nelle persone. Ho perso la speranza. E compiuti diciott’anni, quando mia madre mi ha cacciato di casa, ho perso tutto. Conosci bene la mia storia: l’orfanotrofio, la nuova famiglia… Le botte. Fino alla quarta liceo non è cambiato niente. Ma poi, nella disperazione della solitudine, qualcosa è scattato. Ti ho cercata, ma avevi cambiato città. Così ho provato con Facebook… Ed eccoti lì. Giovane… Bella… E più depressa di me.
Ma con che diritto tu pensi di essere infelice? Hai tutto: famiglia, amici, progetti, soldi.
Ma sai, io non ti invidio. Io disprezzo le persone come te.
Abbasso lo sguardo e lui mi colpisce di nuovo, dicendomi che devo guardarlo.
Un’idea si fa strada nella mia testa.
– Giuseppe, mi dispiace. Non avrei mai voluto lasciarti… L’ho fatto solo perché i miei lo volevano. Però ora ti ho ritrovato. E abbiamo passato una notte fantastica. Credimi, se mi lasciassi andare, vorrei solo rimediare. Se mi liberassi, mi farei perdonare.
Allora lui si getta su di me. Inizia a baciarmi e io ricambio e lo accarezzo ovunque.
Proprio mentre sento che sta per venire, riesco a sfilargli il coltello che ha in tasca e a tagliargli la gola.

In seguito mi liberai con lo stesso coltello e ridiscesi la collina.
Venni ritenuta non colpevole in un processo e continuai la mia vita.
Ma qualcosa dentro di me era cambiato per sempre, perché da allora fui molto più cauta con le persone, ma al contempo mi aprii: imparai ad essere più tollerante con gli altri, ad ascoltare… Ad apprezzare le piccole cose di ogni giorno.
Non pensai mai più di essere depressa.

Ascolto ancora i Massive Attack. Talvolta ascolto “Paradise Circus”, perché mi ricorda Giuseppe. E sì, ho bisogno di piangere.


Un canto di te

Tutto è ricolmo
di te: la tua presenza
impregna
ogni cosa
e freme e palpita
intorno a me.

Al più
lieve, languido movimento
delle labbra o del mento,
si schiude il mio cuore,
al pensiero dei tuoi
baci e del sentimento.

Ogni ragazzo, o donna, o bambino,
tutti son parole del nostro cammino.

In tutti ricerco le tue fattezze,
in nessuno ritrovo le tue carezze.

Stasera la mia vita profuma
di te
e tu,

mio amore,
mia aria,
mio sospiro,
tu vivi nel mio respiro.

Tu che vieni e mi riporti alla mia vita,
tu che mi hai lasciato il tuo profumo
fra le dita.

Tu mio amore, mia saggezza,
mio folle ardore
e vera ebbrezza.

Tu Mariano, tu presenza, tu mi fai vivere
e rivivere, dai senso all’esistenza.

Vita che è Vita, vita che è Viva,
viva via oltre
ogni percezione o logica dei sensi,

vita fatta dei momenti
che rendi così intensi.

Sublime è sentirti in ogni istante, ascoltare l’eco
della tua voce evocare un canto
in queste stanze.

29/07/2008

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E ancora io vivo

Un vuoto che è una specie
di gioia silenziosa.
Una morte che vive.
Una noia armoniosa.

Ai minimi termini,
sola, inveterata,
di un numero
la radice un po’ troppo
quadrata,
ridotta io sono
in un “credici e sentiti amata”.

Ma il colpo del mio cuore
è attutito,
il mio male
è impenitente,
dicon “credici”,
e io non credo a niente.

Serena più non sono:
questo continuo cadere,
questo continuo morire,
lo chiaman “vivere”,
e poi dobbiam soffrire.

Poiché niente
ha senso,
o forse solo il nulla:

questo è ciò che penso,
la morte che mi culla.

Quante domande, quanti propositi
avanzar potrei!
Ma non seguo un filo logico,
né i pensieri miei.

Ferma ora sto. Niente si muove.
Un nuovo vento ulula di lontano,
e non fa bello né piove,
il tempo dimentica
il suo mestiere di scrivano.

Inosservata e inosservante io resto,
o morte, e il tuo alito respiro,
e pur non te
bramo,
non te
io cerco,
non a te
scrivo,

solo me stessa io penso.

Eppure,
e ancora, io vivo.

15/11/2008

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Il mio destino

Vorrei colorare
un mondo nuovo,
un mondo pieno
di colori e di luci,
sublimi luci geometriche.

Su una barca
nella bonaccia
io traccio
il mio destino,
il mio urlo
di architetto,
il mio genio
di bambino.

15/09/2011